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Il legame tra cavalli e carabinieri in Italia
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Il legame speciale tra carabinieri e cavalli nei centri di selezione italiani resta un mistero

Cavallo all'interno del proprio box.

Il complesso e affascinante legame tra i cavalli e i carabinieri: come l’Arma sta preservando la biodiversità equina italiana attraverso un rapporto di fiducia e rispetto.

Nel cuore delle colline pugliesi, il Centro di Selezione Equestre “Galeone-Gorgofreddo” a Martina Franca è uno dei luoghi dove si coltiva un rapporto speciale tra cavalli e carabinieri. Questa struttura, immersa nel silenzio della natura, non è solo una scuderia, ma un vero santuario per la biodiversità equina italiana.

Qui nasce un puledro chiamato Zeus, simbolo di un impegno invisibile che va oltre le parate cittadine e si concentra sulla conservazione della genetica e delle tradizioni equestri italiane. In questo scenario, l’Arma dei Carabinieri non solo addestra animali per il servizio, ma si dedica alla protezione delle razze equine autoctone, un patrimonio culturale e naturale che rischiava di scomparire.

fantino a cavallo
fantino a cavallo

La missione del raggruppamento carabinieri biodiversità

Il Raggruppamento Carabinieri Biodiversità gestisce sette centri di selezione equestre in Italia, dislocati tra Toscana, Veneto, Basilicata, Abruzzo e Puglia. Queste strutture non sono semplici scuderie, ma luoghi dove la genetica e la tradizione si incontrano per preservare razze equine come il Murgese, il Maremmano, il Persano e il Monterufolino. Queste razze, un tempo a rischio estinzione a causa della meccanizzazione agricola, trovano nei centri una nuova speranza di sopravvivenza. Come spiega il Maresciallo Capo Federica Desprini, la loro missione è “tutelare le razze equine autoctone valorizzandole e preservandone la conservazione”. Questo è possibile grazie a un attento programma di selezione che garantisce la nascita di oltre cento puledri ogni anno, proteggendo così stirpi storiche che rischierebbero di svanire.

La formazione dei cavalli: doma naturale e fiducia reciproca

Il processo che trasforma un puledro come Zeus in un cavallo da servizio inizia con la doma naturale, un metodo che punta sull’imprinting e sulla fiducia reciproca senza forzature. Fin dai primi giorni, i puledri interagiscono con l’uomo in contesti che rispettano i loro ritmi biologici. “I cavalli crescono al sicuro, in ambienti naturali e riserve, accuditi e nutriti con cura”, afferma Desprini. Questo approccio garantisce che i 600 cavalli ospitati nei reparti non siano solo fisicamente idonei, ma anche psicologicamente equilibrati. Molti di loro diventano sentinelle dell’ambiente, impiegati nella sorveglianza delle aree protette dove la loro flessibilità è insostituibile. Altri vengono scelti per il prestigioso Reggimento Corazzieri o per il Quarto Reggimento Carabinieri a Cavallo.

Un rapporto indissolubile tra cavaliere e cavallo

Il legame tra il militare e il suo cavallo è il cuore pulsante di questo sistema. Non si tratta di un rapporto gerarchico, ma di una connessione empatica costruita giorno dopo giorno. Il benessere psicofisico dell’animale è prioritario e, in caso di disagio, non si forza la mano ma si cerca di comprendere la causa. Questo esercizio di pazienza crea un partner affidabile per la vita. Desprini racconta del suo compagno Giulietto, un Murgese di cui si fida ciecamente. La presenza femminile nell’Arma, in costante crescita, ha portato una nuova sfumatura nel rapporto con i cavalli, basato su empatia e sensibilità. Quando un cavallo diventa troppo anziano per il servizio, i centri di selezione offrono un pensionamento sereno o, in molti casi, l’animale resta con il suo cavaliere, diventando parte della famiglia.

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ultimo aggiornamento: 12 Marzo 2026 11:48

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